Non pubblico da un po’, non che il mio progetto – il “nostro” progetto – sia andato a morire ma dall’ultimo post, un anno fa, ad oggi la mia vita ha preso una svolta assolutamente inaspettata. Per la prima volta in tutta la mia vita scrivo qualcosa di personale e non so neanche perché. Probabilmente voglio giustificarmi con me stessa di questa lunghissima pausa su qualcosa che mi interessa, non lo so. Qualche psicanalista può darmi una visione differente.
Tra l’altro, non molto tempo fa, ho trovato su Amazon un libro scritto – “scritto” – da una certa Nana, o qualcosa del genere (abbiate pazienza non ricordo), che aveva praticamente lo stesso stile, la stessa modalità del mio blog. Non so se abbia gli stessi contenuti perché non l’ho comprato, spero di no perché sarebbe davvero triste rubare i miei articoli e la mia idea per pubblicare un libro – ammettiamolo – probabilmente di serie B. Perché anche io avrei pubblicato un libro fatto così, con i miei contenuti che raccolgo dal 2024, cazzo, davvero troppo…, consapevole che però obiettivamente sarebbe stata una bella cagata, come tutti i miei tentativi di scrittura. E poi, ora che conosco bene – molto bene – l’IA so anche che è facilissimamente pilotabile. Oggi. 2026. Due anni fa lo era meno, gestiva più faticosamente. Ma ora che la usiamo tutti è una modalità fin troppo banale.
Vabbè, è chiaro che mi sono forse arrabbiata – con me stessa – e ci sono rimasta male. Ma non è questo il motivo del mio articolo di oggi. Il motivo è che l’azienda per cui lavoravo è fallita a gennaio. Andava male, malissimo, nel 2025. Malissimo. Da ottobre hanno smesso di pagarci… I miei colleghi si sono licenziati quasi tutti, alcuni come me sono rimasti per vedere che accadeva ma la finanza aveva fatto il suo dovere (anche se oggi direi forse non fino in fondo) e ormai potevamo solo trascinarci. A gennaio è finito tutto. Per me è stata una sofferenza sotto molti punti di vista, non solo economico. Soprattutto perché sono consapevole che trovare un lavoro per me sarà non dico impossibile ma quasi. Siamo a settembre e non ho ricevuto una sola chiamata, una sola e-mail da gennaio per un colloquio di lavoro. Anzi no, un colloquio l’ho fatto, subito! Mi piaceva l’azienda e io potevo piacere a loro ma pretendevo troppo così dopo un colloquio di 2 ore e più mi hanno detto di scrivere un SMS con le mie richieste economiche e sono spariti. A saperlo avrei chiesto una RAL di 100k, a sto punto valeva la pena.
Sono donna, sono madre, sono troppo senior e sono madre. L’ho scritto che sono madre? Non venitemi a dire che nel 2026 non ha importanza perché ha importanza. Sono seniorissima, ho più di 20 anni di esperienza che in questo mercato del lavoro pesano troppo. Pesano sotto ogni punto di vista non solo economico ma anche di “come faccio a manipolare questa persona?”, “come faccio a non far capire che la mia azienda fa acqua da tutte le parti?”, perché il mio lavoro è quello di ottimizzare aziende, processi, un po’ di tutto. Ho un occhio abbastanza sviluppato per i problemi aziendali, per le persone problematiche, per i clienti difettosi. Ho due lauree e mezza. La mezza è junior. In Italia è come dire che sei un malato mentale che credi di essere più bravo degli altri ma verrai solo preso a calci più forte. Ed è abbastanza vero.
Riassumo: troppe lauree, troppa esperienza, madre, mamma, generatrice di vita. Ma questo pacchetto di svantaggi non ha sempre avuto un peso negativo. Nel 2021 ho avuto mio figlio e forse meno di 15 giorni dopo una proposta di lavoro da una startup Svizzera. E’ stato il periodo più bello della mia vita. Avevo un orario ridotto, potevo gestire il bambino. Naturalmente molto smartworking. Ma le startup cambiano come molte persone cambiano il colore delle unghie e dopo 2 annetti era già un bordello di periferia… Sono successe cose troppo personali da scrivere nel blog ma a settembre ero a piedi. Ero disperata. Piangevo praticamente tutti i giorni. Un giorno di settembre del 2023 ero a casa inizio a pensare, quindi ovviamente monto la panna (ovvero, monto un castello di pensieri), inizio a sclerare, piango, mi dispero, vado in bagno e applico seduta sul water su Linkedlin. Una azienda a 10 minuti da casa mi chiama e mi prende. Mi concedono orario flessibile per gestire mio figlio. Riconoscono le mie capacità organizzative, loro, che odiavano lo smartworking. Mi danno uno stipendio che rispettava la mia esperienza. Per la seconda volta il pacchetto io-donna-mamma-esperienza viene premiato.
Forse per questo che sono falliti. A volte penso “non c’è il due senza il tre” ma questa volta non ci sto credendo. Quindi, invece di avere un lavoro già da qualche mese, aspetto guardandomi dentro. Ragazzi, è terribile e affascinante guardarsi dentro continuamente. Ho fatto pace con tante di quelle cose di me che non potete neanche immaginare, una crescita personale incredibile… Peccato che stia comunque ad aspettare guardando il mio orto che a volte mi da cenni di morte per il caldo e a volte mi tira fuori perle come una piccola anguria e un melone. Intanto aspetto di capire perché sento che questa volta non sarà così “semplice” ma sappiate che non mi hanno regalato proprio nulla: prima del 2021 non avete idea dello schifo che ho dovuto vivere e vedere.
Insomma, tutto questo solo per giustificarmi, si Emi non scrivi da un anno ma hai avuto un anno davvero difficile in cui credevi che dopo anni di ingiustizie quel famoso 2021 avesse ribaltato il karma e invece no, sei di nuovo ad aspettare. E forse per sfogarmi pubblicamente, cosa che non avrei mai fatto, neanche sotto pagamento di milioni di bitcoin. E forse perché sono incacchiata che qualcuno abbia pubblicato un libro che è praticamente il mio blog. E forse perché a volte ho bisogno di tirare fuori delle emozioni.
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