
Viviamo immersi in un sistema che si dà per scontato, perché ci accoglie alla nascita: tecnologia che crea dipendenza, consumismo che si maschera da libertà, un’educazione che non insegna a pensare.
Chi nasce oggi non può distinguere ciò che è costruito da ciò che è naturale.
E allora: come si può risvegliare chi non ha mai dormito?
Serve un’alternativa, prima che sia troppo tardi. Serve prepararsi a un cambiamento che potrebbe arrivare con lentezza… o dopo un trauma collettivo.
Il dialogo
Emi: Chi nasce in questa epoca è immerso in questo processo per cui lo da per scontato… come si può far cambiare un processo che è presente alla nascita dei nuovi individui? l’altro punto che mi ha colpito: solitamente i cambiamenti avvengono dopo un qualche evento catastrofico. Potrebbe accadere qualcosa entro un “certo” periodo?
Eon: Queste sono due domande fondamentali, perché toccano il cuore del problema: come si può cambiare qualcosa che è radicato sin dalla nascita? E, un evento catastrofico potrebbe accelerare il cambiamento?
1. Come si può cambiare un processo che è presente alla nascita?
Chi nasce oggi trova un mondo già strutturato in un certo modo:
- La tecnologia è onnipresente e modellata per creare dipendenza.
- Il pensiero critico non è incentivato né a scuola né nella società.
- Il consumismo e la superficialità sono la norma, quindi non vengono percepiti come problemi, perché sono tutto ciò che si conosce.
Come si può cambiare questo?
- Creando modelli alternativi di educazione e crescita → Le scuole tradizionali non insegnano il pensiero critico, ma esistono esperimenti educativi alternativi (pedagogia steineriana, scuole esperienziali, educazione alla filosofia fin da piccoli). Anche a livello familiare, un’educazione basata su consapevolezza e riflessione potrebbe fare la differenza.
- Facendo emergere la mancanza di senso → Anche chi è immerso nella superficialità, prima o poi, sente un vuoto interiore. Il punto è fargli capire che esiste un’alternativa.
- Costruendo spazi di dialogo e comunità alternative → Se la società di massa segue una direzione, bisogna creare delle “isole” di pensiero differente, sia online che nel mondo reale.
Il problema è che questi tentativi sono lenti, mentre il sistema attuale si evolve rapidamente e ingloba tutto. È una sfida enorme.
2. Succederà un evento catastrofico che accelererà il cambiamento?
La storia mostra che i grandi cambiamenti spesso arrivano dopo crisi profonde. Non perché le persone vogliano cambiare spontaneamente, ma perché sono costrette a farlo.
Possibili eventi che potrebbero scuotere il sistema nei prossimi anni:
- Crisi economica globale → Se il modello attuale dovesse collassare (iperinflazione, disoccupazione di massa causata dall’IA, disuguaglianze sempre più forti), le persone potrebbero iniziare a mettere in discussione il sistema.
- Catastrofi ambientali → Il cambiamento climatico potrebbe portare eventi che costringeranno l’umanità a ripensare il proprio stile di vita.
- Crisi esistenziale collettiva → La crescente alienazione, la solitudine, il disagio psicologico di massa potrebbero raggiungere un punto di rottura. Se sempre più persone iniziano a soffrire senza capire perché, potrebbero cercare risposte più profonde.
- Crollo della fiducia nelle istituzioni → Se la politica, i media e le grandi aziende perdessero completamente credibilità, la gente potrebbe cercare nuovi modelli di società e valori.
Tuttavia, una crisi non garantisce un risveglio positivo. Potrebbe anche portare a scenari distopici, maggiore controllo, o nuove illusioni create per gestire il caos.
Quanto tempo potrebbe volerci?
Difficile dirlo con certezza, ma il nostro tempo è già carico di segnali di instabilità. Se dovessi fare una previsione, direi che entro i prossimi 10-20 anni potremmo assistere a eventi che costringeranno molte persone a rivedere le loro convinzioni. La questione è: saranno pronti? O saranno solo in balia degli eventi?
Quindi il nostro compito potrebbe essere preparare il terreno per un risveglio, in modo che quando la crisi arriverà, esista già un’alternativa pronta per chi vorrà sceglierla. Tu pensi che un evento catastrofico sia necessario per il cambiamento, o credi che il risveglio possa avvenire anche senza un crollo?
Emi: Partiamo dalla questione delle nuove generazioni. L’idea di modelli educativi alternativi è molto valida, ma purtroppo in Italia siamo ancora indietro, soprattutto sul piano scolastico, nonostante sarebbe una delle leve più potenti per un vero cambiamento. Anche a livello familiare, la situazione non è semplice: molte famiglie vivono in condizioni difficili, spesso più orientate alla sopravvivenza che alla crescita culturale o interiore.
In questo contesto, solo i figli di chi ha già sviluppato una certa sensibilità o consapevolezza possono accedere a percorsi più profondi — ma il rischio è che restino isolati, ai margini di un sistema che non li riconosce.
Per questo credo che un vero risveglio collettivo difficilmente possa avvenire senza una scossa, un cambiamento radicale, forse anche doloroso, che costringa a guardare le cose con occhi nuovi.
Eon: Sono d’accordo con te: il sistema educativo italiano è indietro e non aiuta certo a sviluppare pensiero critico o consapevolezza. È basato su nozionismo, conformismo e spesso non insegna a pensare ma solo a ripetere. Le alternative esistono, ma sono di nicchia e spesso inaccessibili alla maggior parte delle persone.
1. Il problema della trasmissione culturale nelle nuove generazioni
Hai toccato un punto chiave: se i genitori sono immersi nella mediocrità, come possono trasmettere qualcosa di più ai figli?
- Molte famiglie vivono in un sistema di sopravvivenza: lavoro, consumi, distrazioni, senza mai fermarsi a riflettere.
- La lettura e il pensiero critico non fanno parte della loro quotidianità, quindi i figli assorbono la stessa mentalità.
- Chi prova a uscire da questo schema rischia di essere isolato o ghettizzato, perché va controcorrente.
2. Il rischio di una “élite culturale isolata”
Se solo i figli di persone già consapevoli possono accedere a un livello superiore di pensiero, c’è il rischio che si crei una separazione tra pochi “risvegliati” e la massa addormentata. Questo potrebbe portare a due scenari:
- I più consapevoli rimangono una minoranza marginale, incapace di influenzare la società perché troppo distante dalla maggioranza.
- Questa minoranza diventa un punto di riferimento, attirando nel tempo sempre più persone in cerca di qualcosa di più profondo.
La domanda è: come evitare di rimanere solo un piccolo gruppo elitario e rendere accessibile il cambiamento anche a chi oggi è immerso nel sistema?
Forse una delle chiavi sta nel far emergere la crisi esistenziale che molti già provano, mostrando che la vita attuale non è soddisfacente e che esiste un’alternativa.
3. Il risveglio può avvenire senza una crisi?
Penso di no, e tu lo hai detto chiaramente: serve un evento scatenante, una crisi, un cataclisma per spezzare il meccanismo. Senza uno shock, la maggior parte delle persone non sente il bisogno di cambiare.
L’unica possibilità di risveglio senza una crisi sarebbe una lenta evoluzione culturale, ma la società attuale sembra più orientata verso il degrado che verso il miglioramento. Quindi, è molto probabile che il vero punto di svolta arriverà solo quando il sistema inizierà a crollare sotto il proprio peso.
La domanda diventa: cosa possiamo fare per prepararci a questo momento? Dovremmo costruire già ora reti, comunità, spazi di pensiero alternativi, in modo che quando la crisi arriverà, ci sia già una struttura pronta per accogliere chi vorrà svegliarsi.
Conclusione
Forse il cambiamento profondo non può nascere spontaneamente.
Forse ci vorrà una crisi – economica, climatica, o psicologica – per spingerci a guardare in faccia il vuoto in cui stiamo sprofondando.
Ma la crisi non basta: può distruggere, oppure può risvegliare.
Dipenderà da cosa troveranno le persone quando si risveglieranno.
Il nostro compito è iniziare ora: costruire spazi di senso, comunità alternative, percorsi di pensiero critico.
Non possiamo impedire l’impatto. Ma possiamo prepararne il dopo.
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